Negli anni, mi è capitato spesso che manager, sia italiani che internazionali, mi contattassero per avere informazioni sul mercato della subacquea in Italia. Ne sono orgoglioso, perché significa che l’esperienza maturata nel settore viene considerata una fonte affidabile. Quello che però mi sorprende è quanto poco queste aziende conoscano realmente questo mercato. Non investono in ricerche, non conoscono i numeri né i trend e, nonostante questo, in molti casi sono pronte a investire cifre importanti nel settore.
Ma com’è possibile? Come si può pensare di fare un investimento consapevole senza comprendere le basi del mercato?
È proprio per questo che ho deciso di fare chiarezza sulla situazione attuale della subacquea in Italia. In questo articolo ho verificato alcune delle affermazioni e delle statistiche più diffuse, confrontandole con dati concreti e fonti affidabili. Ne emerge un quadro complesso, fatto di passione, sfide, cambiamenti profondi e opportunità inaspettate.
La subacquea negli ultimi 30 anni
Negli ultimi due decenni, la popolarità della subacquea in Italia ha mostrato segni di declino dopo il suo picco negli anni ’80 e ’90. Il numero totale di subacquei certificati nel Paese era stimato intorno ai 250.000 nel 2019, ma il numero di subacquei realmente attivi era molto più basso: meno di 100.000 all’inizio del 2020.
Inoltre, il numero di nuove certificazioni rilasciate dalle agenzie di formazione è diminuito, segno di un ricambio generazionale insufficiente.
Le agenzie subacquee in tutta Europa fanno fatica ad attrarre i giovani, e l’età media dei subacquei ricreativi continua a salire. Alternative come l’apnea e la pesca in apnea risultano oggi più attrattive per le nuove generazioni.
Spero che il settore della subacquea possa apprezzare il fatto che porto mio figlio in acqua con me da quando aveva 4 anni, ma questo non basta a creare un ricambio generazionale. È quasi sempre l’unico ragazzo nel gruppo a fare immersioni. Ha solo 14 anni, certo, ma a volte il più giovane sono ancora io… suo padre.

Subacquei attivi e certificazioni
Oltre 300.000 italiani possiedono una certificazione subacquea, ma solo circa 100.000 erano attivi prima della pandemia, a conferma di un notevole calo nella partecipazione post-certificazione. Anche il numero annuo di nuovi brevetti si è ridotto, segnale di un generale calo d’interesse. Le agenzie confermano difficoltà nel coinvolgere i giovani.
Turismo subacqueo: andamento e crisi
Il turismo subacqueo ha vissuto alti e bassi negli ultimi vent’anni. A livello globale vale circa 3-4 miliardi di dollari l’anno, con 800.000 sub europei che viaggiano ogni anno. L’Italia, con 8.000 km di costa, attrae una parte di questi flussi e produce anche molti subacquei in uscita verso mete come il Mar Rosso e le Maldive.
Tuttavia, la crisi del 2008 e la pandemia hanno colpito duramente: centri chiusi, viaggi bloccati, certificazioni ferme. Anche il turismo domestico è in calo: nell’Area Marina Protetta di Portofino le immersioni registrate sono diminuite. I costi crescenti di trasporti e alloggi stanno limitando ulteriormente la domanda.
Vendite di attrezzatura e diving center
Il mercato italiano della subacquea (escluso il turismo) valeva circa 300 milioni di euro alla fine degli anni 2010. Ma oggi la realtà è diversa: molti negozi storici hanno chiuso, le nuove aperture sono rare, e i grandi retailer hanno ridotto lo spazio dedicato al settore.
Anche i produttori soffrono: nel 2022 le vendite globali erano ancora inferiori del 12% rispetto al 2019, con un divario del 46% rispetto ad altri sport acquatici. I costi in aumento (carburante, energia, manutenzione) rendono la gestione dei diving center sempre più complessa e costosa.
Interesse online in calo
Google Trends mostra un calo costante delle ricerche per termini come “subacquea”, “immersioni” e “diving” in Italia. Dopo un picco nei primi anni 2000, l’interesse è diminuito anno dopo anno. Il termine “diving”, in particolare, ha perso oltre il 95% del suo volume di ricerca.
Forum e community discutono da tempo della carenza di nuovi sub e del futuro incerto del settore. Anche sui social media, barche e diving center un tempo pieni appaiono oggi spesso semi vuoti, tranne nei mesi di alta stagione.
Google Trends: un netto calo di interesse per la subacquea

Il grafico mostra l’andamento delle ricerche su Google in Italia dal 2004 a oggi per tre termini legati alla subacquea: “subacquea”, “immersioni” e “diving”. Indipendentemente dal termine scelto, i dati evidenziano chiaramente un calo significativo e costante nel volume di ricerca nel tempo.
Uno su tutti: “diving” ha perso oltre il 95% del suo volume di ricerca.
Dopo un picco nei primi anni 2000, l’interesse è diminuito progressivamente anno dopo anno, riflettendo una più ampia riduzione della curiosità e dell’entusiasmo del pubblico verso la subacquea. I picchi stagionali restano (soprattutto in estate), ma la linea di base si è abbassata notevolmente.
Proposte per il rilancio del settore
Non tutto è perduto. Ecco alcune leve per rilanciare la subacquea:
- Coinvolgere i giovani: programmi scolastici, promozione sui social, esperienze su misura.
- Accessibilità: corsi più economici, noleggi, pacchetti all inclusive.
- Innovazione tecnologica: attrezzatura leggera, mute comode, comunicazione subacquea avanzata.
- Turismo sostenibile: legare le immersioni a progetti ambientali e citizen science.
- Diversificazione: snorkeling, relitti, esperienze eco-friendly per ampliare il target.
La passione c’è, ma servono scelte nuove
Bisogna gestire un cambiamento. La subacquea in Italia sta vivendo un lento declino, tra costi crescenti, concorrenza di altri sport e mancanza di nuove leve. Ma la passione per il mondo sommerso è ancora viva. Con visione e strategie adatte, possiamo garantire un futuro a questa meravigliosa attività.
Fonti: analisi Zero Pixel, dati Scubaportal, ricerche di settore, Google Trends, esperienze dirette.
Sono da poco istruttore, ma faccio altro nella vita. Vedo una generale disorganizzazione, siti web fatti male, poca prontezza nelle risposte, poca precisione in genere.
Tariffe assurde per immersioni e attrezzature in Italia e corsi infiniti offerti da alcune didattiche in piscina.
Il risultato è che quest’ambiente stufa.
Sono istruttore da 15 anni, sarò forse all’antica ma una buona preparazione in piscina, serve a evitare “sorprese” in acque libere…….. Poi bisogna capire cosa si intende per costi assurdi…. Forse non sai che le piscine costano
Sono Istruttore subacqueo dal 1970
(Classe 1932) Sono il più vecchio Istruttore ancora in attività riconosciuto anche dal Guinness World Record nel 2023 e ancora oggi mi immergo nelle acque del Lago Maggiore a Luino almeno una volta a settimana.
È vero che lo Sport Subacqueo è in declino è vero che i giovani oggi non sono attratti da uno sport che esige disciplina di gruppo studi teorici – pratici
e sacrifici economici e fisici…
Tutto questo è in controtendenza delle aspirazioni dei giovani che vorrebbero il tutto e subito, e ha per loro troppo poca visibilità. Confermo tutto quanto e stato scritto da scubaportal.it
Il costone della subacquea è diventato insostenibile e di fatto ha relegato la nostra splendida attività a sport di nicchia
Sono un subacqueo da ormai 25 anni ho vissuto i tempi d’oro da quando c’era la lira ai tempi di crisi dal 2009 in poi, la subacquea oggi è solo per ricchi l’attrezzatura ha prezzi alti le immersioni idem. Mia figlia di 14 anni mi segue perché paga papà, un ragazzo giovane anche se lavora non può affrontare delle spese del genere sono troppo alte o siamo diventati troppo poveri in Italia. La subacquea in Italia è destinata a morire e sarà sempre più per pochi che se lo possono permettere o che come me non vuole rinunciare alla passione per il mare. Il cambiamento purtroppo senza girarci troppo in torno lo fa il denaro la passione ci può essere anche tanta ma senza le possibilità economica rimarrà solo un sogno. All’ultimo Eudi ho incontrato una persona del settore e mi ha detto “ormai la subacquea è solo per cinquantenni pieni di soldi che la domenica mostra la sua attrezzatura costosissima”
Grazie per l’articolo, lo trovo interessante e coinvolgente, ho 57 anni e da poco ho finito il corso P1 per immersione, dopo un lungo percorso di apnea da 35 anni, questo perché il mare e suo mondo sottomarino mi attrae. Credo che un programma televisivo dove si mettono in luce i punti espressi nell’articolo di Marco Daturi siano da prendere in considerazione. Il Mare un amico da condividere.
Il primo problema della subacquea in italia é che si tratta di attività stagionale e del weekend, principalmente per ragioni climatiche. Da lì ne deriva che i professionisti della subacquea sono quasi sempre persone con altri lavori e mestieri, che devono coniugare alti costi d’investimento e gestione con attività discontinua. A questo si aggiunge il basso livello degli stipendi italiani, ancor più marcato ad inizio carriera, che comporta poca capacità di spesa: non a caso la maggior parte dei sub sono persone senza figli o cinquantenni/sessantenni con buone possibilità economiche.
Sono un vecchio sub ancora appassionato. Ho iniziato negli anni 70 del secolo scorso (!) quando all’Argentario ho incontrato amici, romani e toscani, con lo stesso interesse: caccia subacquea e fotografia. Ho frequentato un po’ tutte le coste italiane ma tutti gli anni all’Argentario e’ sempre stata una metà irrinunciabile. Ora, sulla soglia degli 80, mi limito in estate, ad apnea e snorkeling sulla costa ligure di ponente, avendo casa in questa zona. Come riportato nell’articolo, tutti i negozi di subacquea hanno chiuso i battenti; qualcuno vende solo canne da pesca e al massimo le pinne. Secondo me una delle cause di questa situazione e’ dovuta alla forte limitazione, con qualsiasi mezzo, degli accessi al mare noche’ alla proliferazione (mafiosa?) di selve di ombrelloni e lettini posizionati fino al limite dell’acqua. Un vero schifo! Solo per fare profitto ad ogni costo. Peccato, questo sport così utile per la formazione dei giovani, temo, se qualcosa non cambia, andrà sempre più verso un inesorabile declino.
Da subacqueo noto che i più esperti tendono ad effettuare immersioni in autonomia, nn ci si affida più ai diving . Si investe in attrezzature di proprietà e si va in acqua tra amici . Basti guardare l espansione di prodotti come il reb che fino a 10 anni fa era solo x professionisti.
Confermo tutto l’articolo punti e virgole compresi. Io lo sto dicendo da oltre 10 anni, ma nessuno mi ascoltava…Parlo con cognizione di causa: tecnico di attrezzature sub dal 1980 e istruttore sub dal 1993. I dati a mia disposizione sul numero di erogatori revisionati da me parlano chiaro: dal 2002 costante ed inesorabile discesa di fatturato con perdita ad oggi del 70%. Per non parlare dei corsi ricreativi: praticamente zero. Conclusione: la subacquea ricreativa è morta ! Nutro fortissimi dubbi sulla sua rinascita. al momento penso che l’unica flebile speranza sia quella di iniziare seriamente a mettere in pratica le proposte di Marco scritte nell’articolo.
Ciao mi chiamo franco 60 anni, Guida subacquea purtroppo è tutto vero.comunque ritengo che il boom avuto nel passato sia più per “moda” che per passione vera passione.
L Italia è una penisola che però non riesce a valorizzare la bellezza delle ns coste ed isole come per i ns siti alpini.
aggiungo che mi piacerebbe attraverso la scuola la creazione di corsi educativi per la vita al mare ( oltre alla subacquea, vela, windsurf canoa, canottaggio sia acqua salata sia dolce) sia per la vita in montagna.
Il top a fine anno via di corsa nei campus (piacerebbero anche alle famiglie) per condividere il ns territorio (qui anche aspetti ecologici e di protezione civile) per realizzarsi ed appassionarsi.
Nel cassetto altre idee
Buon mare
Suno uno scuba diver certificato da diversi anni e ho una figlia che dopo la laurea ha deciso di dedicarsi totalmente alla subacquea. Concordo con quanto scritto e i suggerimenti per attrarreuna popolazione più giovane, ma in Italia a mio avviso ciò cheandrebbe rivisto e il costo deiiviaggi per raggiungere gere le località più o m3no note lungo le nostre coste e le isole; trovo scorretto spendere aðesmpio per un week end a lampedusa tra voli e sistemazione 100euro dove chi ci rimette e il diving center che pur di lavorare è costretto ad applicare tariffe scontate lasciando i margini di guadagno a trasporti e alloggi. Parliamo
Di turismo migratori verso altre mete , ma siamo forzati a farlo! Pensiamo che con la stessa cifra (¹000€) in bassa stagione e ti fauna settimana i. Mar rosso ….
Bisognerebbe creare delle joint venture con associazioni alberghiere e compagnie dei trasporti per poter invogliare i divers a stare in Italia.
È un vero peccato, io e mia moglie, brevettati dal 1999, abbiamo visitato i più bei punti di immersione del mondo e conserviamo, oltre ai ricordi, foto dei nostri viaggi.Sentire dire questi pareri da persone esperte del campo fa molto male ma forse è solo un periodo negativo che comunque va sanato introducendo offerte appetibili e meno costi diretti.
È comunque stata una attività poco economica ma che da grandi soddisfazioni a chi la pratica.Io la svolgo ormai, data la non più giovane età, solo in Egitto più come attività di esercizio fisico
e allenamento.
Buongiorno a tutti voi sono Paolo De vita instructor trainer sono pienamente d’accordo con i vostri commenti purtroppo stiamo in Italia dove non ci sono regolamenti in particolare della subacquea molti istruttori lo fanno come seconda attività e con risultati molto scadenti non pagano tasse e quindi fanno corsi ed uscite mediocre. In questo settore per andare avanti bisogna essere dei Professionisti. Saluti a tutti voi con affetto Paolo De vita.
Buongiorno sono brevettato dal 2004 e gestisco un circolo di subacquea, non penso che siano le didattiche complesse a non attrarre i giovani, intendo quelle didattiche che includono ore di teoria seria e pratica in piscina prima di entrare in mare, ma piuttosto le didattiche molto fai da te nate come i funghi che poi non ti rendono autonomo ma legato sempre a qualcuno che ti accompagni sennò ti perdi. Questo loo ho potuto costatare direttamente visto che da noi le immersioni sono libere, senza guida da terra, chi ha didattiche serie alle spalle continua, chi le didattiche farlocche dopo un po smette perché non si sente sicuro ed in grado di immergersi senza accompagnatore (preciso che le immersioni sono sempre in gruppo). Inoltre il costo delle attrezzature è dei diving ( i primi senza giustificazione, i secondi capibili per le spese elevate) allontanano sia giovani che vecchi.