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Home » Foto e Video Sub » La Fotosub » 4. Le Ottiche


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Le Ottiche

Autore: Leda Masi

Una lente è un pezzo di materiale trasparente con un indice di rifrazione diverso dall’ambiente che lo circonda. Un’ottica è un insieme di lenti opportunamente combinate.
I raggi di luce provenienti da un oggetto, a causa della rifrazione, possono incontrarsi in un solo punto. Questo punto è ciò che comunemente si chiama fuoco.
La focale di un obiettivo (la sua lunghezza focale) è la distanza fra il suo centro ottico e il piano su cui esso proietta l’immagine nitida di un oggetto situato “infinitamente? lontano, quindi la distanza fra il centro ottico dell’obiettivo e il piano pellicola. La lunghezza focale si indica in mm e ci dice sostanzialmente di quanti ingrandimenti possiamo disporre. L’obiettivo che fornisce un’immagine simile a quella che abbiamo ad occhio nudo è quello che si avvicina di più alla diagonale del fotogramma (se usiamo il comune 24x36 la diagonale è circa 43.26 e l’obiettivo sarà quindi il 50mm). Aumentando la lunghezza focale diminuisce l’angolo di apertura e l’immagine del soggetto sarà più grande e più vicina. Al contrario riducendo la lunghezza focale il soggetto apparirà più piccolo e lontano.

Come si vede con un obiettivo di 150 mm avremo sulla pellicola un’immagine che sarà tre volte più grande di quella ottenuta con un obiettivo di 50 mm, a parità di distanza del soggetto.
La luminosità dell’ottica è determinata dal suo diametro e dalla lunghezza focale, secondo una formula matematica: dividendo la lunghezza focale per il diametro, otterremo la luminosità, ovvero il valore di diaframma minimo “f/?. da questo si deduce che più aumenta la lunghezza focale e meno luminoso è l’obiettivo, a parità di diametro.
Il diaframma è propriamente l’apertura attraverso cui la luce può raggiungere la pellicola. Tale apertura può essere variata dall’operatore per mezzo della apposita ghiera. Più i numeri impostati sono alti (f/22, f/16…), cioè i diaframmi sono chiusi, meno luce entra nell’obiettivo, e viceversa. La luminosità dell’obiettivo indica perciò la massima apertura del diaframma possibile per quell’ottica. A che mi serve variare l’apertura del diaframma? Tempi di esposizione e apertura sono correlati da una precisa regola matematica: per ogni stop in più (passando per esempio da f/2 a f/2.8), si chiude un pochino il diaframma, quindi entra la metà della luce, per cui bisognerà raddoppiare il tempo per avere una corretta esposizione. Per ogni f/ che aprite si raddoppia la luce che entra, e si dimezza il tempo.
Quindi in termini di luce ottengo lo stesso risultato a f/11 e 1/60 e a f/8 e 1/125. questo ci sarà utile nelle condizioni di scarsa luce, quando avremo bisogno di fare entrare tutta la luce possibile: di qui l’importanza di avere obiettivi con un f/ minimo abbastanza piccolo.
C’è, naturalmente, il rovescio della medaglia: aprendo il diaframma (f/ bassi) diminuisce la profondità di campo.
Chi è costei? Un obiettivo può mettere a fuoco un solo punto sul piano pellicola, il resto sarà sfocato. La profondità di campo è una zona prima e dopo il soggetto in cui anche tutti gli altri punti sul piano sembrano a fuoco, ma, attenzione, veramente a fuoco sarà solo il punto che volta per volta avremo deciso. All’interno delle varie coppie tempo/diaframma dovremo decidere quale usare a seconda del risultato voluto. Con obiettivi di corta lunghezza focale potrò mettere a fuoco da circa 40 cm all’infinito, mentre obiettivi di lunghezza focale più lunga ingrandiranno l’immagine, ma metteranno a fuoco solo una porzione di spazio che va da poco prima a poco oltre il soggetto.
Naturalmente anche l’immagine nel suo complesso risente dell’uso di una o dell’altra focale: con un grandangolo posso mettere in evidenza la vastità dell’ambiente, rendere l’idea del subacqueo sospeso nel blu, con una focale corta mi concentro su un particolare, “isolandolo? in certo senso dal contesto.

Gli obiettivi utili per la fotografia subacquea non sono moltissimi.

La massa d’acqua in cui ci troviamo ad operare rende difficili le riprese panoramiche, a causa della sospensione, del rimescolarsi degli strati d’acqua, del normale moto ondoso; normalmente il fotografo subacqueo si rivolgerà a soggetti relativamente vicini.
La fotografia subacquea in “campo lungo? si affida ai grandangolari, che abbracciano un campo visivo più ampio e consentono di avvicinarsi al soggetto, diminuendo in tal modo lo spessore d’acqua davanti all’obiettivo. Nello stesso tempo questi obiettivi di focale più corta hanno anche una profondità di campo maggiore, il che consente una messa a fuoco più sicura e precisa. Le eventuali aberrazioni lineari causate dalla corta focale si correggono con l’oblò sferico, che compensa il differente indice di rifrazione aria/acqua.
Le riprese di tipo naturalistico, invece, vengono normalmente effettuate con aggiuntivi specifici o con ottiche “macro?, che, pur avendo un campo di ripresa ridotto, consentono comunque di avere uno spessore d’acqua minimo fra operatore e soggetto.

Le anfibie sono normalmente dotate di un obiettivo 35 mm, obiettivo estremamente versatile e utilizzabile con successo anche fuori dall’acqua. E’ considerato un obiettivo “normale? (per capirci, può essere considerato l’equivalente del normale 50 mm che si usa per le riprese terrestri, avendo lo stesso angolo di ripresa) e, con i suoi 45° circa di campo visivo si presta anche a essere impiegato come grandangolo “moderato?. Si può anche considerare la soluzione migliore per l’utilizzo di lenti aggiuntive e tubi di prolunga.

L’obiettivo 28 mm è ottimale per le riprese in campo lungo, ha un’ampia scala di messa a fuoco e una ampia profondità di campo

I grandangolari da 15 e 20 mm hanno una copertura molto ampia e una estesissima profondità di campo, con distanze minime dal soggetto di 30/40 cm.
Utilizzati con un oblò correttore consentono ottime riprese senza risentire di aberrazioni lineari.

Con un obiettivo normale a questa distanza lo squalo non ci sta tutto

Posso allontanarmi ma aumenta lo spessore dell'acqua fra camera e squalo, perdo contrasto e chiarezza...

…oppure posso usare un grandangolo e tornare alla medesima distanza di prima. Avrò così lo squalo tutto intero, senza perdere contrasto e luminosità, e in più avrò una profondità di campo con cui potrò mettere a fuoco anche l’ambiente circostante.

Con queste ottiche sono possibili delle riprese di macro-ambiente che possono dare grandi soddisfazioni, consentendo di riprendere sia il soggetto che l’ambiente che lo contiene, ed evidenziando, con l’uso opportuno dell’illuminazione, ora il primo piano, ora il secondo. Sfruttando correttamente l’ampia profondità di campo offerta da queste ottiche si possono realizzare immagini d’effetto e contemporaneamente ad alto valore documentario. Sono inoltre essenziali quando si desideri fotografare un animale di dimensioni elevate, evidenziandone però tutti i particolari.
Il difficile con questa tecnica è calibrare correttamente il rapporto fra il soggetto e l’ambiente: se il soggetto principale è troppo piccolo si perde fra mille altri particolari, se invece è troppo grosso rischia di incombere e nascondere lo sfondo.

L’80 mm è un teleobiettivo (non eccessivamente spinto in aria, ma un vero teleobiettivo in acqua) utile per la caccia fotografica, ha però poca profondità di campo, per cui risulta estremamente difficile la messa a fuoco. Naturalmente consente di riprendere soggetti distanti con un buon dettaglio. Se il soggetto è un vivace pescetto che non sta fermo un attimo sarà utile che l’obiettivo tele sia dotato di autofocus con lettura automatica dell’esposizione.

Le focali per la macro fotografia.
La macrofotografia è quella tecnica fotografica per cui ci si avvicina molto al soggetto per rivelarne tutti i particolari. Con obiettivi normali o grandangolari, la minima distanza di messa a fuco non può scendere oltre i 30 cm. Ciò significa che se fotografo un piccolo esserino di tre/quattro millimetri tenendomi a 30/40 cm non riuscirò a vedere molto! Ci sono diversi modi per ovviare al problema e avvicinarsi alla macrofotografia.

Le lenti addizionali: si fissano davanti all’obiettivo e consentono di mettere a fuoco soggetti anche a pochi cm di distanza. Le lenti sono ordinate in diottrie: più il numero che le contraddistingue è alto e più consentono di avvicinarsi al soggetto e di riempire il fotogramma con l’esserino minuscolo che vogliamo ritrarre. Attenzione però: la ghiera di messa a fuoco dell’obiettivo non indicherà più le distanze corrette, e il range di distanza minimo/massimo sarà sempre più ridotto man mano che aumenta il potere diottrico della lente. Anche la profondità di campo subirà una diminuzione in funzione del potere diottrico della lente. Con lenti molto potenti si ridurrà a pochi cm. Il grande vantaggio delle lenti addizionali, oltre al costo abbastanza contenuto, è che si mettono e tolgono in acqua, permettendo così nel corso della stessa immersione, fotografie macro e non macro.
I tubi di prolunga: sono tubi da montare tra il corpo macchina e l’obiettivo, aumentandone la distanza. Si riescono così ad ottenere distanze dal soggetto estremamente ridotte. La profondità di campo e il range di distanze utili sono ridottissimi, ragion per cui si utilizzano spesso unitamente a una forcella, un’astina di traguardo, opportunamente graduata, che sporge dalla macchina e indica la corretta distanza di messa a fuoco. Naturalmente a fuoco sarà solo il soggetto, il centro di interesse, tutto il resto risulterà come sfondo. Non che questo sia necessariamente un problema, anzi spesso saremo noi a desiderare uno sfondo poco o per nulla a fuoco, così che il nostro soggetto, per piccolo che sia, si stacchi opportunamente dallo sfondo, acquistando in tal modo tridimensionalità e dettaglio.
Lo svantaggio dei tubi di prolunga è che non possono essere sostituiti in acqua, per cui bisognerà decidere prima di uscire quale tubo impiegare e usarlo per tutta l’immersione, e se passa lo squalo balena…pazienza! (virtù che spesso è difficile da perseguire per un fotografo subacqueo, ma noi invece vogliamo coltivarla a tutti i costi!).
 

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